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Piazza Navona

Nel cuore della città eterna, nell’86 d.C. in un sobborgo poco abitato chiamato Campo Marzio, l’imperatore Domiziano fece costruire uno stadio con gradinate per spettacoli di atletica leggera; oggi quel luogo è la piazza più caratteristica di Roma: Piazza Navona.
La sua evoluzione negli anni l’ha vista notevolmente cambiare quando nel 1644 papa Innocenzo X, della famiglia Pamphili, la ristrutturò rendendola bellissima dominata da tre capolavori barocchi: la magnifica Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, l’originale chiesa di Sant’Agnese in Agone, commissionata dal Papa a Borromini come cappella di famiglia, e il nuovo Palazzo Pamphili dove abitò Donna Olympia Maidalchini, cognata del pontefice.

Il nome della piazza era originariamente "in Agone", dal latino agones, "giochi" (da qui il nome della grande chiesa di Sant’Agnese in Agone) poiché lo stadio veniva usato per ospitare delle gare di atletica. Non risulta essere vera la leggenda per la quale piazza Navona venisse usata per delle battaglie navali, infatti essa in realtà veniva allagata nel mese di agosto per lenire il caldo; visto che anticamente era concava e, bloccando le chiusure delle tre fontane, l'acqua usciva e inondava la piazza.

Trova smentite anche la nota leggenda circa la presunta rivalità fra il Borromini ed il Bernini, per la quale a quest’ultimo si attribuiva il fatto che la benda sulla testa del Nilo servisse per sottrarsi all'infelice visione e che la mano protesa al Rio della Plata servisse per ripararsi dall’imminente crollo della chiesa. Tale credenza è infondata poiché la fontana fu realizzata prima della chiesa e il Nilo ha la testa bendata solo perché al tempo non erano state ancora scoperte le sue sorgenti.


Pasquino, la statua parlante

Lo stadio dell’antica Piazza Navona era riccamente decorato con delle statue ed una di queste era quella di Pasquino che si presume rappresentasse Menelao, guerriero greco, che sorregge il corpo di Patroclo. Fu ritrovata nel 1501 durante gli scavi per la pavimentazione stradale e la ristrutturazione del Palazzo Orsini (oggi Palazzo Braschi), proprio nella piazza dove oggi ancora si trova (allora detta piazza di Parione).
La ristrutturazione, di cui si occupava anche il Bramante, veniva eseguita per conto dell'influente cardinale Oliviero Carafa, in seguito divenuto noto per la campagna di moralizzazione dell'arte; il prelato, che si sarebbe stabilito nel prestigioso palazzo, insistette per salvare l'opera, da molti ritenuta invece di scarso valore e la fece sistemare nell'angolo in cui ancora si trova, a pochi metri dal Navona Governo Vecchio.

L'origine del nome è avvolta nella leggenda, di cui esistono diverse versioni: chi dice che fosse un ristoratore, chi un maestro, ma secondo alcuni Pasquino sarebbe stato un personaggio del rione noto per i suoi versi satirici, forse un barbiere, un fabbro o un calzolaio. Da qui nasce l’aspetto goliardico delle Pasquinate della statua parlante, circondata da messaggi scritti da misteriosi personaggi nell’intento di far sentire la voce del popolo.
Pasquino divenne in breve tempo fonte di preoccupazione e di irritazione, per i potenti presi di mira dalle pasquinate, primi fra tutti i papi. I veleni ampiamente profusi gli furono ricambiati, infatti diversi furono i tentativi di eliminare la statua e fu Adriano VI durante il suo breve e controverso pontificato (1522-1523) il primo che tentò di disfarsene, ordinando di gettarla nel Tevere. Fu distolto quasi in extremis dagli smaliziati cardinali della curia, che intravidero il pericolo e la possibile portata di un simile "attacco" alla congenita inclinazione alla satira del popolo romano. Ma anche Sisto V (1585-1590) e Clemente VIII (1592-1605) tentarono invano di eliminare la scomoda statua.
Altri, successivamente, lo fecero vigilare da guardie ma le pasquinate apparvero infatti ancora più numerose ai piedi di altre statue. Benedetto XIII emanò anche un editto che garantiva la pena di morte, la confisca e l'infamia a chi si fosse reso colpevole di pasquinate. Già nel 1566, però, sotto Pio V, un tal Niccolò Franco fu accusato di essere l'autore delle pasquinate e per questo condannato alla forca.
Poi per un lungo periodo, di fronte a nuovi tipi di sovrano, a nuovi tipi di stato, Pasquino fu "distratto" dalla contemporanea messa in circolazione dei sonetti del Belli, che col suo spirito mostravano più di qualche apparentamento e che nel medesimo senso proseguivano la sua opera; in ogni caso la statua tacque, priva del suo antico bersaglio, e fogli appesi non se ne videro più se non saltuariamente.
Nel 1938, in occasione dei preparativi per la visita di Hitler a Roma, Pasquino riemerse dal lunghissimo silenzio per far notare la vuota pomposità degli allestimenti scenografici, che avevano messo la città sottosopra per settimane.


La Chiesa Nuova

La Chiesa Nuova o Santa Maria in Vallicella fu costruita del 1577 e si trova alle spalle del nostro palazzo. Sorge sulla pianura del Campo Marzio, considerata dai Romani uno degli ingressi degli Inferi e luogo di culto delle divinità infernali, con il nome di Tarentum.
Dal XIII secolo è qui ricordata una chiesa dedicata alla Natività della Madonna, legata alla parrocchia di San Lorenzo in Damaso.
Nel XV e XVI secolo la chiesa era conosciuta con il nome di Santa Maria in Puteo Albo, a causa di un'antica vera di pozzo "puteale" in marmo bianco. Qui venne conservata un'immagine miracolosa della Madonna: si tratta di un affresco trecentesco, in origine collocato all'esterno di una "stufa", o bagno pubblico. e, nel 1535, dopo esser stata colpita da un sasso, si raccontava che avesse sanguinato e l'immagine divenne oggetto di culto.
Nel 1574 l'affresco era stato distaccato e affidato al rettore della chiesa della Vallicella e conservato nella sacrestia, poi, in seguito fu collocato nella sua posizione definitiva sull'altare maggiore.









 


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